
Grandioso sicuramente, dalla storia millenaria pure, ma con dei risvolti che ci faranno pensare più in grande, appunto come è caratteristica della personalità di questo piccolo cane!
Siamo nella parte meridionale dell’America settentrionale, dove oggi è presente la Repubblica Federale Messicana, che comprende ben 31 stati. Benché il Messico sia conosciuto per le sue spiagge affacciate sull’oceano Pacifico e sul Golfo del Messico, lo stato di Chihuahua non è toccato dal mare, trovandosi incastonato a nord sul confine degli Stati Uniti attraverso i deserti del Texas e del Nuovo Messico, a est con lo stato di Cohauila e ovest con quello di Sonora. Si tratta del più grande stato messicano, con un territorio pari quasi all’intera penisola dell’Italia e sicuramente forse l’unico che deve la sua fama mondiale grazie ad un cane che porta il suo stesso nome: Chihuahua!
Passeggiando per l’omonima capitale che conta oltre 850mila abitanti, tra molti dettagli che riconducono alla storia dei popoli antichi, è possibile imbattersi anche in gigantografie del piccolo Chihuahua, grande ambasciatore canino della cultura di questi luoghi.
Se andiamo indietro di molti secoli, all’epoca delle civiltà pre-columbiane, possiamo scoprire le radici millenarie delle civiltà di quel periodo, che si insediarono dopo la dipartita delle note comunità Maya, costituite da grandi architetti, matematici e astrologi. Ancora oggi diversi studiosi si interrogano su come siano stati capaci di progettare templi e siti di culto, rigorosamente in relazione alla topografia delle costellazioni planetarie del nostro sistema solare, senza avere le strumentazioni tecnologiche che abbiamo oggi. Sicuramente un mistero se si pensa che stiamo parlando di lavori realizzati quasi 3000 anni fa. Ed ancora più mistero si cela dietro la loro dipartita, che ha lasciato spazio alle comunità dei Toltechi, una popolazione nomade di scienziati e guerrieri, che ha fuso le sue radici culturali a quelle Maya, arricchendo la grande conoscenza spirituale.
Benché queste aderenze abbiano permesso di costruire il grande fascino che aleggia intorno alla storia fiabesca del Chihuahua, antenato dei cani delle popolazioni tolteche messicane, a dover di cronaca, archeologi e guide del posto indicano marcatamente la presenza di animali presenti nei villaggi, spesso a scopo utilitaristico, ma il cane non era mai preponderante o commensale eletto, se non in sporadiche classi sociali. In alcuni trattati si descrive di cani dalla taglia piccola con il pelo semi lungo chiamati Techichi, raffigurati anche in alcune statuette e bassorilievi in templi e disegni. Molto ricordano per fattezze il piccolo cane che conosciamo oggi, ma asserire che si tratti degli avi del nostro Chihuahua è piuttosto opinabile e poco dimostrabile. E si può asserire anche possano essere piccoli mammiferi allevati, anziché cani.
In ogni caso il cane aveva un rapporto particolare con l’esoterismo, era eletto a messaggero del mondo dei morti e protettore contro gli spiriti maligni. Utilizzato insieme ad altri animali, sia per rituali religiosi e sacrifici alle diverse divinità che dominavano le religioni dell’epoca, ma anche come risorsa alimentare.
Ma tornando al destino dei Toltechi, esso era destinato a durare ben poco, soppiantato dalla rapida ascesa e fusione degli Aztechi che a partire dal 1200 d.c. conquistarono sempre più spazio, assorbendo usi e costumi di delle aree occupate. I cani Techichi entrarono nelle grazie dell’aristocrazia azteca, grazie anche all’imperatore Montezuma II Xocoyotzin, sotto il quale l’impero raggiunse il suo massimo splendore.
L’ultima incarnazione del mitico Serpente Piumato, divinità fortemente radicata in quei territori da millenni, è Quetzalcoatl, una sorta di messia e uomo medicina che nella sua esistenza aveva influenzato moltissimo il pensiero collettivo, riuscendo a battersi per far terminare definitivamente l’aberrante usanza di compiere sacrifici umani. Prima di scomparire aveva predetto che sarebbe tornato per portare la salvezza e la saggezza, il progresso e l’innovazione. Quando a partire dal 1492 i conquistadores spagnoli e portoghesi erano ormai giunti alla conquista del nuovo continente, vennero dai più interpretati come il ritorno delle divinità del Serpente Piumato che portava salvezza. Questa credenza rese vulnerabili i nativi del luogo poiché le intenzioni europee erano tutt’altro che amichevoli e di dialogo interculturale. Volevano appropriarsi del luogo e schiavizzare più mano d’opera possibile. La scusa era sempre la stessa: apporto di Cultura, Conoscenza, Civiltà e la salvezza grazie a nostro signore Dio del cristianesimo. L’imperatore tentò di costruire una collaborazione con i colonizzatori, ma venne purtroppo ucciso. Gli scombussolamenti di quegli anni fecero perdere molte risorse e tracce relative ai cani dell’epoca, ma siamo sicuri che i portoghesi e gli spagnoli avevano portato con loro gli antenati dei piccoli podenghi portughesi e del ratonero valenciano. Cani che molto probabilmente hanno gettato le basi affinché si creasse il Chihuahua.
Tutto quello che sappiamo termina verso la metà del 1500 grazie agli scritti del padre francescano Bernardino de Sahagun, che segnala anche la presenza di piccoli cani dal colore fulvo, spesso nudi che accompagnano le genti locali. Ritorna spesso l’influenza di cani nudi, che non hanno ragione di essere ritenuti originari del centro America, ma giunti dall’Asia attraverso gli spostamenti di popolazioni nomadi in periodo pre-maya. Anche se altre ipotesi considerano la possibilità di mutazioni impreviste innate nel patrimonio genetico canino in tutto il mondo, quindi potenzialmente presentabili in ogni continente.
Molte interpretazioni sono nate sulle reali capacità dei cronisti di un tempo, nel raccontare obiettivamente quello che incontravano; se pensiamo a Cristoforo Colombo che dopo aver scoperto l’isola di Cuba, nelle sue lettere al Re di Spagna scrive degli Opossum come di piccoli cani domestici, che non abbaiano e capaci di arrampicarsi sugli alberi, ci fa capire molto della cultura zootecnica europea di quegli anni, che non prevedeva ancora l’esistenza di specie diverse da quelle conosciute, alterando quindi la credibilità dei racconti. Dopotutto Charles Darwin sarebbe nato soltanto dopo quasi 3 secoli!
La Storia ci dice intanto che mentre tutto questo accadeva nel nuovo continente, l’Europa attraversava un periodo di consolidamento degli stati e dei governi, aveva allontanato gli spettri del Medioevo dei secoli precedenti, superando pestilenze, carestie e un insolito surriscaldamento climatico globale simile a quello che oggi stiamo vivendo. Era il 1543 e Niccolò Copernico aveva pubblicato “Le Rivoluzioni degli Astri Celesti” e nelle corti reali e salotti dell’alta borghesia piccoli cani allietavano le giornate. Ma ancora prima opere di diversi artisti tra i quali si evidenziano quelle di Sandro Botticelli nella Cappella Sistina nel 1482, sono presenti piccoli cani portati nelle borse, molto simili a quello che oggi è il Chihuahua. Questo ci fa pensare alla possibilità reale della presenza in tutta Europa di cani dalla taglia molto contenuta, si pensi ai progenitori dell’English Toy Terrier Black and Tan in Gran Bretagna o gli Epagneul nani continentali in Francia.
Senza sfatare un mito di origine prettamente messicana, è opportuno tenere in considerazione che la riduzione della taglia nel cane domestico è sicuramente avvenuta ovunque nel mondo, comportando biologicamente una modifica morfologica che fa esprimere quelle caratteristiche tipiche delle ossa craniali e il posizionamento degli occhi; quindi, quelle fattezze neotecniche che riscontriamo in cani come il Chihuahua ad esempio.
Dopo l’indipendenza americana dall’impero inglese riemerge la presenza di piccoli cani provenienti dal confine con il Messico. Gli Stati Uniti furono i primi ad interessarsi a piccoli cani risalenti ad incroci avvenuti durante il XVIII secolo tra cani autoctoni e cani importati dagli europei.
Nel 1884 abbiamo la prima testimonianza in una esposizione canina in Philadelphia di un piccolo cane esponente di un tipo chiamato “Terrier di Chihuahua” .
Era il 1904 e si chiamava Midget il primo Chihuhua ad essere iscritto nei Libri Genealogici dell’American Kennel Club, decretando da quel momento l’ascesa di una razza originatasi nei territori messicani e recuperata grazie al sapiente lavoro di cinofili e allevatori statunitensi.
Nel 1923 venne fondato il club americano grazie ad un gruppo di appassionati allevatori, fra i quali spicca la Sig.ra Ida Garret, giornalista e allevatrice, che si adoperò per oltre mezzo secolo nella selezione del tipo ideale di Chihuahua. La stesura dello Standard non fu cosa semplice, soprattutto mettere d’accordo visioni diverse circa il portamento della coda o la forma delle orecchie.
Nel 1952 l’AKC decise di dividere ufficialmente le due varietà di pelo, corto e lungo, da sempre presenti nella storia recente della razza.
Naturalmente gli scambi commerciali e diplomatici con la Gran Bretagna permisero di far giungere i primi Chihuahua anche oltre manica, riscuotendo un lento ma crescente innamoramento della razza. Nel 1906 alla manifestazione di Richmond venivano esposti i primi esponenti della razza, frutto delle generazioni dei cani importati dagli Stati Uniti. Nonostante il grande entusiasmo e l’interesse per l’allevamento di questi cani, i due conflitti mondiali arrecarono un grande rallentamento, con la necessità di dover riprendere l’allevamento e il recupero di soggetti dopo la Seconda guerra mondiale. Nel 1949 viene fondato il primo club britannico a tutela del Chihuahua, indicando un tipo che ben si distanziava per alcuni tratti morfologici, pur preservando quella personalità saliente che si esprime nel carattere dirompente. Ben presto il successo del Chihuhua conquistò il mondo intero, diffondendosi in ogni nazione; un po’ dovuto alla sua unica particolarità nel mondo canino, la taglia piccolissima e in parte alla storia millenaria, un po’ fiabesca e affascinante che lo circondava. Naturalmente non ultimo il carattere da generale di armate!